LA SCUOLA NON È UNA GARA

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Il gioco di squadra fra gli adulti educatori

Creare uno spazio di negoziazione orientato a individuare problemi concreti da affrontare insieme.
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"Il gioco dio squadra tra adulti educatori" è il titolo dell'articolo di Daniele Novara estratto dal libro "Con gli altri imparo". L’educazione è una questione di ascolto?

Una scuola che ai nostri giorni voglia puntare sulla qualità e sull’innovazione non può prescindere da un lavoro orientato prima di tutto a costruire coesione educativa tra gli adulti.

L’ancoraggio a modelli di autorità che non coincidono con le nuove scoperte e le nuove concezioni sull’apprendimento allargato, le intelligenze plurali, personali, interpersonali, affettive ed emotive, non solo è anacronistico, soprattutto non funziona.

L’educazione è una questione di ascolto? 

Capita spesso che genitori e soprattutto insegnanti raccontino con stupore, rassegnazione o anche sconcerto che «I bambini non mi ascoltano».

È un’affermazione eccentrica e azzardata. Cosa vuol dire: «Non mi ascoltano?».

Il problema degli insegnanti e degli adulti in genere è quello di essere ascoltati? 

I bambini e i ragazzi su questo fronte si sono attrezzati e sono ben più avanti degli adulti: hanno sviluppato, rivelando capacità di concentrazione notevoli, lo sguardo catatonico
Ti fissano, tu ti rassicuri, e intanto loro pensano ad altro.

Il problema non è che i bambini ascoltino, ma che imparino.

Il gioco di squadra educativo

È importante che gli adulti recuperino questa consapevolezza e ritrovino una prospettiva pedagogica sulle problematiche educative. 

La domanda che bisogna porsi è: come attivare l’apprendimento necessario per sviluppare la capacità di riconoscere e affrontare gli avvenimenti della realtà in modo adeguato?

Quando c’è un problema, quando un alunno va male a scuola, quando una bambina non rispetta le regole, quando bambini di 8 anni dormono ancora nel lettone, quando un adolescente passa le sue giornate iperconnesso ma apatico, chi cura l’educazione? 

Chi si interroga non tanto sulle origini e le cause del deficit, quanto su come costruire le capacità che consentono di raggiungere gli apprendimenti necessari?

Se un bambino non impara non è perché è incapace (a meno che non vi siano riscontri patologici oggettivi) ma perché il sistema attorno a lui, il mondo adulto in generale, non gli consente di attivare l’apprendimento appropriato.

Occorre che il mondo adulto cominci a guardare all’universo infantile e adolescenziale partendo da un presupposto educativo: ci troviamo di fronte a carenze di apprendimento, manca cioè la capacità di tirar fuori appieno le proprie risorse. È normale che sia così nell’universo dell’età evolutiva, per sua natura immatura.

Ecco allora il senso della coesione: dare un riferimento chiaro, certo, un messaggio univoco. 

Agire coesi: genitori e insegnanti, scuola, istituzioni, operatori, società nella sua complessità e articolazione.
Perché si sviluppi la coesione occorre comunicare, non lasciare latenti i conflitti ma tirarli fuori.

È importante che si istituiscano momenti di discussione e confronto e che si impari a gestire il conflitto interpersonale: la complessità della nostra società attuale e l’evoluzione dei ruoli e delle dinamiche richiedono la capacità di affrontare in modo competente la conflittualità.

Occorre istituire tempi e momenti per parlarsi, definire un patto, riconoscere e rispettare i ruoli reciproci, discutere e affrontare le difficoltà, tra insegnanti stessi, nell’ambito della struttura e dell’organizzazione scolastica, tra insegnanti e genitori.

Se la coesione educativa manca, se è minata da conflitti latenti che non trovano spazi costruttivi di esplorazione, i programmi sono destinati a un successo molto parziale se non a un insuccesso reale. Esistono delle condizioni che prescindono dal programma stesso.

Qualsiasi programma, anche se buono, realizzato in un contesto in cui non viene legittimato e non viene assunto in maniera stabile e diffusa, fa fatica a diventare penetrante ed efficace.

La strategia che proponiamo con il Metodo Maieutico presenta degli elementi innovativi e ambiziosi.

Va detto che tutte le innovazioni creano ansia e quindi è necessaria una specifica formazione e un addestramento che non serve tanto per far imparare la tecnica, che in genere è relativamente semplice, ma per abbassare il livello di ansia suscitato dai nuovi strumenti.

L’approccio basato sul gruppo, sulla relazione, nel momento in cui viene applicato con una certa continuità, produce dei risultati molto significativi.

Definizione di coesione educativa

Si intende la competenza degli educatori (professionisti, ma anche genitori) di costruire uno spazio di ascolto e comunicazione reciproca volti a creare le condizioni per una collaborazione chiara e sostenibile. Si tratta di condividere le osservazioni sugli educati ma soprattutto di esplicitare i dissensi in modo costruttivo.

La coesione educativa nasce da uno spazio di negoziazione orientato a individuare problemi concreti da affrontare insieme, ciascuno con il proprio ruolo e la propria competenza, ma in modo da confermare reciprocamente il ruolo dell’altro agli occhi degli educati.


Articolo estratto dal libro “Con gli altri imparo. Far funzionare la classe come gruppo di apprendimento” (Edizioni Centro Studi Erickson 2015) di Daniele Novara e Elena Passerini.

"Il gioco dio squadra tra adulti educatori" è il titolo dell'articolo di Daniele Novara estratto dal libro "Con gli altri imparo". L’educazione è una questione di ascolto?

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