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Un nuovo metodo per imparare con motivazione

Una risposta alla crisi dell’educazione sia sul piano delle relazioni educative e dell’apprendimento educativo.
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Il metodo maieutico di Daniele Novara offre una risposta alla crisi dell’educazione sia sul piano delle relazioni educative e tanto più sul piano dell’apprendimento educativo dando un senso proiettato nel futuro offrendo strumenti inediti e innovativi.

Il Metodo Maieutico, ideato da Daniele Novara con lo Staff CPP, è molto operativo e finalizzato ad aiutare le persone e gli alunni a sintonizzarsi con le proprie risorse per svilup­pare apprendimenti sostenibili.

La metafora maieutica è calzante: la scuola aiuta a far nascere, a tirar fuori e sviluppare le risorse dei suoi allievi

Prevede orientamenti e dispositivi pedagogici a costo zero, ba­sati piuttosto su una precisa competenza pedagogica. 

Ecco i 6 punti fondamentali del Metodo Maieutico e della scuola che ne deriva, incentrata sull’apprendimento. 

1) È una scuola in cui si impara dai compagni

I coetanei sono gli insegnanti migliori. Tutta­via occorre fare attenzione a pretendere che gli alunni insegnino di­rettamente gli uni agli altri: i compagni possono essere utilizzati come una sorta di filtro, uno strumento che aiuta a far fluire la conoscenza in modo decisamente più efficace. La condivisione del sapere è fon­damentale.

«Copiare», quindi, non solo è possibile, ma è la garanzia, attraver­so l’imitazione reciproca, che si verifichi apprendimento. Tanti inse­gnanti e dirigenti scolastici sono ossessionati dal «non copiare».
Bisogna al contrario ricordare che uno dei modi più semplici per imparare è proprio l’imitazione. Nella condivisione con gli altri e nel lavoro di gruppo, quindi, ciò che permette di apprendere è proprio copiare, ossia la capacità di utilizzare la presenza degli altri. 

Creando un clima osmotico di lavoro comune, gli alunni sciolgono le loro resistenze. 

2) È una scuola dove si impara con le domande

Domande maieutiche che non cercano la risposta esatta, ma atti­vano motivazione, interesse, curiosità e voglia di scoprire.

Nella vita rea­le nessuno chiede qualcosa che sa già, mentre nelle pratiche inerzia­li scolastiche quella di domandare ciò che si sa già sembra la cosa più ovvia e scontata. 

L’apprendimento attraverso le domande, quelle maieutiche, comporta la costruzione di un processo che non va alla ricerca della risposta esatta, ma sviluppa curiosità, interesse, motivazione, voglia di scoprire. Mette in moto processi di problematizzazione, che pe­raltro oggi sono richiesti anche dagli stessi documenti ministeriali.

3) È una scuola dove si impara nel laboratorio

Cioè non stando ad ascoltare più o meno passivamente chi sta fa­cendo lezione, ma nella concretezza delle esperienze dirette, cercando risposte ai problemi tramite tutte le informazioni possibili. 

L’alternativa alla lezione frontale è il laboratorio predisposto dal docente che, nel realizzarlo con i suoi alunni, li accompagna mettendo a disposizione informazioni. È una didattica che costruisce esperienze dentro e fuori la scuola, cercando risposte ai problemi emersi.

Non devono essere problemi di cui l’insegnante conosce già la soluzione, non è necessario: anzi, nel ruolo di accompagnamento il docente in qualche modo si diverte di più se lavora con i suoi alunni su problematiche inedite.

4) È una scuola dove si impara sbagliando e valutando i progressi

Provando e riprovando, finché la conoscenza smette di essere teo­rica e diventa capacità applicativa, padronanza, competenza concreta. La questione di come trattare e gestire l’errore è complessa.

Gli errori sono la cosa più bella dell’apprendimento: è sbagliando che si impara,
ed è assurdo punire i bambini se sbagliano.
È chiaro che abbiamo bisogno di un nuovo modello di valutazione,
che apprezzi i progressi e non condanni più gli errori.

È una scuola dove si veglia il percorso di crescita piuttosto che giu­dicare errori e incertezze. Sto lavorando tantissimo per costruire un nuovo sistema di valutazione basato proprio sul percorso e non sulla prestazione. 

E non possiamo dimenticare il grande maestro Alberto Manzi che, a causa della sua decisione di eliminare i voti per sostituirli con il suo famoso timbro: «Fa quel che può, quel che non può non fa», si prese tre mesi di sospensione. Aveva già chiaro in mente questo pro­blema, e nel 1971 scriveva: 

«Ho due bambini. Uno fa il dettato senza errori. Cosa gli devo dare in base alla vostra valutazione decimale? Ovviamente gli devo dare 10. Un altro bambino ne fa 30 di errori. Cosa gli devo dare? Sottozero? Normalmente gli si dà 4. Dopo quindici gior­ni rifaccio un altro dettato. Il primo, che non aveva fatto erro­ri, ne fa 2. Gli do 8, che è sempre un bel voto. Però lui è andato avanti o è andato indietro? Il secondo bambino, che ne aveva fatti 30, la seconda volta ne fa 22, ma secondo quel criterio il suo voto rimane sottozero. Ora, a quello che ha preso 8 non posso dirgli “Guarda che sei andato male”, mentre a quello che è passato da 30 a 22 gli devo dire “Bravo”, ma in realtà non posso dirglielo, perché in base al voto lui rimane un cretino».

5) È una scuola dove si impara con l’insegnante che fa da regista

Il mito del bravo insegnante che deve stare al centro, a sgolarsi, è duro a morire. Chi si sgola vada dall’otorinolaringoiatra a sentirsi di­re di stare zitto per un po’. Non c’è bisogno di parlare troppo, gli alunni vanno fatti lavorare

Maria Montessori diceva:

«Non voglio accorgermi della presenza dei miei insegnanti quando entro in una Casa dei bambini.» 

Non so se oggi, osservando quello che accade in alcune scuole, Montessori direbbe la stessa cosa, ma il metodo era quello. È il protagonismo degli studenti che va organizzato: occorre predisporre più che disporre. 

6) È una scuola dove si impara divertendosi e muovendosi

Bisogna andare a scuola con l’idea che sia possibile divertirsi con i nostri alunni. Oggi questa affermazione sembra quasi una minaccia. L’ansia curricolarista ha fatto dimenticare l’intreccio, l’incastro bene­fico tra scuola e tecniche di animazione. È importante far interagire i bambini, e poi ancora i ragazzi, all’inizio di ogni giornata scolastica, so­stenendo il loro bisogno di appartenenza al gruppo. 

In sintesi, il metodo maieutico può riassumersi in una frase: 

«Facendo esperienza assieme agli altri
affronto problemi che mi rendono capace di imparare autonomamente»


Articolo di Daniele Novara estratto dal libro “Cambiare la scuola si può. Un nuovo metodo per insegnanti e genitori, per un’educazione finalmente efficace” (edizione BUR Rizzoli 2018).
daniele.novara@cppp.it

Il metodo maieutico di Daniele Novara offre una risposta alla crisi dell’educazione sia sul piano delle relazioni educative e tanto più sul piano dell’apprendimento educativo dando un senso proiettato nel futuro offrendo strumenti inediti e innovativi.

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