Litigare a scuola dell’infanzia? Basta farlo bene!

Litigare a scuola fa parte della natura umana ed è normalissimo che succeda anche ai più piccoli. Il trucco, e saperlo fare bene!
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Immagine di una bambina con le mani sporche a simboleggiare come litigare a scuola ma in modo positivo

Sappiamo che l’aggressività fa parte della natura umana e sappiamo che cui può portare anche a litigare a scuola. Sì, perché già in età prescolare si può litigare. Ea scuola dell’infanzia è il contesto ideale in cui si possono trasformare i momenti di tensione in preziose opportunità di apprendimento. Anche in famiglia si può – e si deve – insegnare ai bambini ad affrontare e gestire i conflitti e, in assenza di fratelli e sorelle, la scuola dell’infanzia assume un ruolo cruciale.

Cosa vuol dire litigare a scuola durante l’infanzia

Litigare a scuola, anche durante l’infanzia, non è un problema da risolvere, rappresenta piuttosto una palestra sociale in cui i bambini sperimentano e sviluppano competenze socio-emotive cruciali per gli anni a venire. A questa età, i conflitti riguardano il possesso («La palla è mia!»), gli spazi («Sono arrivato prima!»), le regole del gioco («Non è così che si gioca!»), l’appartenenza («Non sei nostro amico»), la reazione ad aggressività fisiche come morsi, spinte, graffi.

A monte ci sono fattori di diversa natura legati alla fase di crescita: limitate competenze linguistiche (per cui è difficile spiegare le proprie ragioni), scarso controllo degli impulsi (dovuto a un cervello in via di sviluppo) ed egocentrismo cognitivo (che non consente di mettere a fuoco il punto di vista degli altri). Ma anche uno spirito esplorativo che, per capire il mondo e i rapporti con gli altri, li porta a fare delle prove, testare le regole sociali e le reazioni: «Che cosa succede se do una spinta a Matteo?», «Come reagisce Simona se le prendo le costruzioni con cui sta giocando?».


Cosa evitare nella gestione dei litigi

I bambini si aspettano indicazioni dai grandi. Sanno che hanno una conoscenza del mondo che loro ancora non possiedono. «Lo ha detto la maestra!» ha un valore assoluto e indiscutibile. Spetta all’adulto decidere se limitarsi a interrompere il conflitto o se trasformarlo in un’esperienza di apprendimento. Se essere giudice oppure svolgere il ruolo di mediatore efficace.

Alcuni interventi vanno evitati quando siamo di fronte al litigare a scuola di bambin e bambine. Cercare immediatamente il colpevole («Chi ha iniziato?») crea vincitori e vinti e alimenta il risentimento. Ignorare non aiuta («Non è niente») perché non legittima le intense emozioni che i bambini stanno provando. Sostituirsi a loro (prendere l’oggetto e darlo a uno dei due) impedisce di sviluppare la capacità di negoziazione. «Chiedi scusa e fate la pace» serve se nasce da una reale comprensione, altrimenti finisce per essere una formula vuota.


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Litigare a scuola: come gestire la situazione


Il mediatore non deve perdere la calma, alzare la voce o dare segni di preoccupazione. La calma è contagiosa e crea un contesto favorevole alle spiegazioni e alla comprensione. I bambini devono poter raccontare l’accaduto dal loro punto di vista. Quando si vedono dei bambini o delle bambine litigare a scuola, aiuta riconoscere le emozioni che hanno provato («Vedo che ti sei arrabbiato»). Riassumere il conflitto in termini neutri è una buona strategia («Ho capito, il problema è che volete usare il camioncino tutti e due nello stesso momento. È così?»). Serve, poi, invitarli a trovare la soluzione (fare a turno, giocare insieme, trovare un gioco simile). Il mediatore può dare suggerimenti, ma la scelta finale deve essere dei litiganti.

I motivi di scontro diminuiscono quando si stabiliscono regole condivise. I bambini non hanno difficoltà a riconoscerle se vengono esposte chiaramente e seguite con coerenza. Serve, a volte, l’angolo della pace, ossia uno spazio tranquillo dove possono andare per calmarsi, con cuscini e oggetti antistress. I giochi di ruolo in cui si inscenano situazioni di conflitto in momenti di calma permettono di sperimentare diverse soluzioni in un contesto protetto. Raccontare, leggere storie o guidare conversazioni in cui si parla di emozioni aiutano i bambini a riconoscere e nominare i propri sentimenti e quelli degli altri.

Litigare fa bene

I litigi non devono essere visti come espressioni negative del carattere, ma come mattoni nella costruzione di un individuo socialmente competente. Una gestione efficace dei conflitti nella scuola dell’infanzia presenta i seguenti vantaggi: sviluppa l’empatia, la capacità di analizzare e trovare soluzioni (problem solving), consente il superamento delle frustrazioni (resilienza), insegna l’arte di esprimere i propri bisogni in modi non aggressivi (competenze comunicative).


4 febbraio 2026
Testo tratto dall’articolo “Gestire i conflitti nella scuola dell’infanzia” a firma Anna Oliverio Ferraris pubblicato sulla rivista “Conflitti

Immagine di una bambina con le mani sporche a simboleggiare come litigare a scuola ma in modo positivo

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