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Ci sono adolescenti che non hanno paura di esprimersi!

Dalla vicenda delle tre maturande che fanno scena muta all'orale abbiamo molto da imparare. Gli adolescenti non sono passivi.
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La vicenda delle studentesse adolescenti del liceo classico Foscarini di Venezia muove diverse emozioni e pensieri.

Se non l’avete mai sentita, si tratta del rifiuto da parte di tre studentesse di sostenere la prova orale di maturità per l’incongruenza dei voti numerici presi durante le prove scritte, considerati totalmente slegati da una reale valutazione del percorso scolastico.

Sappiamo bene che le valutazioni scolastiche possono talvolta essere influenzate da dinamiche soggettive e conflitti interni.

Il primo pensiero che emerge è che queste ragazze possano avere ragione nel loro dissenso. Tuttavia, come afferma la dirigente scolastica, gli strumenti di valutazione esistenti sono progettati per garantire imparzialità e obiettività.

Non volendo soffermarci sul tema complesso della valutazione, quello che colpisce maggiormente è il comportamento delle ragazze.

Un comportamento che è sintomo proprio del passaggio dalla giovane età, queste studentesse possono essere ancora considerate adolescenti, all’esordio dell’età adulta. Linda Conchetto, Virginia Gonzales y Herrera e Lucrezia Novello, rispettivamente con voti finali di 71, 65 e 67, hanno scelto di protestare in modo consapevole. Linda, ad esempio, ha spiegato alla commissione che non accettava il giudizio che non rifletteva il suo lavoro, dimostrando una capacità di critica e di autodeterminazione rara per la loro età.

Il loro comportamento non è quello tipicamente adolescenziale, poiché non è caratterizzato dall’intemperanza, ma dalla strategia. Tuttavia, porta con sé la ribellione alle regole del mondo adulto, tipica dell’adolescenza. Questa combinazione rende la loro azione particolarmente interessante da analizzare.

Non può essere considerato semplicemente un gesto emotivo o reattivo, ma una scelta calcolata.

Le studentesse sapevano di poter permettersi questo gesto senza rischiare seriamente la bocciatura, basandosi su una valutazione accurata delle loro possibilità. Questa è una dimostrazione di maturità che va oltre il comportamento tipicamente associato agli adolescenti. Inoltre, il loro atto non può essere classificato come disobbedienza civile, poiché hanno operato all’interno delle regole esistenti.

Non hanno infranto nessuna legge, ma hanno utilizzato una forma di protesta per esprimere il loro dissenso, rimanendo comunque nel perimetro delle norme scolastiche.

Un atto di responsabilità.

Questo episodio invita a riconsiderare il modo in cui vediamo gli adolescenti e i giovani di oggi. Spesso descritti come passivi e poco interessati, i giovani di oggi sembrano mancare di quella trasgressività che caratterizzava le generazioni precedenti. Studi e documenti di esperti sui temi dell’adolescenza indicano che questa mancanza di ribellione può essere attribuita a un eccesso di controllo e accudimento.

Questo comportamento spesso nasconde una difficoltà nella gestione educativa da parte dei genitori, che tendono a proteggere eccessivamente i loro figli. Tale protezione limita la capacità dei giovani di prendere rischi e di assumersi responsabilità, evidenziando un’incapacità di educare in modo efficace.

Il gesto delle studentesse del Foscarini mostra che i giovani sono ancora capaci di azioni significative e di grande coraggio.

In conclusione, il comportamento delle tre studentesse, sebbene controverso, può essere visto come un segnale di una nuova generazione di giovani che non temono di esprimere il loro dissenso e di affrontare le conseguenze delle loro scelte. Forse, invece di punire tali gesti, dovremmo cercare di capire e sostenere questa voglia di partecipazione attiva e di responsabilità.

Antonella Gorrino

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