Negli ultimi anni la scuola si è trovata immersa in una crescente cultura della certificazione. Difficoltà, fragilità, ritardi, comportamenti complessi vengono sempre più spesso letti attraverso categorie cliniche e trasformati in diagnosi. Ciò che un tempo rientrava nella normale variabilità evolutiva o nella complessità educativa, oggi tende a essere medicalizzato.
Questa tendenza non nasce da cattive intenzioni: nasce dal bisogno di dare risposte, di trovare strumenti, di ottenere risorse. Ma quando la certificazione diventa la via privilegiata per affrontare ogni difficoltà, il rischio è duplice. Da una parte si indebolisce la competenza pedagogica; dall’altra si consegna il bambino o il ragazzo a un’identità definita da una sigla.
La scuola è un contesto educativo, non clinico. Il suo compito non è diagnosticare, ma accompagnare. Non è classificare, ma comprendere. Non è etichettare, ma sostenere processi di crescita dentro una relazione educativa competente.
Rimettere al centro la cura educativa significa recuperare fiducia nella professionalità degli insegnanti, nella forza dei contesti e nella possibilità di intervenire pedagogicamente prima di ricorrere a una certificazione.
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Perché ti serve
Oggi chi lavora nella scuola si trova spesso stretto tra due pressioni: da una parte l’aumento delle difficoltà in classe, dall’altra la richiesta implicita o esplicita di “attivare una certificazione” come soluzione.
Questo corso ti aiuta a distinguere ciò che è realmente di competenza clinica da ciò che appartiene alla responsabilità pedagogica. Ti offre criteri per leggere le difficoltà evolutive senza cadere nella scorciatoia dell’etichetta, strumenti per intervenire in modo competente e consapevole, e una visione chiara di quando una certificazione è necessaria e quando invece rischia di sostituire un lavoro educativo che spetta alla scuola.
Non si tratta di negare l’esistenza dei disturbi o di rifiutare le certificazioni quando servono. Si tratta di evitare che diventino la risposta automatica a ogni fatica, impoverendo il ruolo educativo e restringendo lo spazio di crescita dei ragazzi.
Video di presentazione
Ti è mai capitato di
Sentire che ormai ogni difficoltà viene interpretata come un possibile disturbo? Questa sensazione è diffusa. Ti aiuteremo a distinguere tra fatica evolutiva, disagio educativo e reale necessità clinica, fornendoti criteri chiari per non scivolare nella medicalizzazione automatica.
Avere l’impressione che la scuola stia perdendo fiducia nelle proprie competenze pedagogiche? Quando la risposta diventa solo sanitaria, la scuola rischia di delegare. Il corso restituisce centralità alla professionalità docente e alla capacità di costruire contesti educativi efficaci.
- Temere che un’etichetta possa influenzare negativamente l’identità di un ragazzo? Le etichette non sono neutre. Rifletteremo su come evitare che una diagnosi diventi una definizione identitaria limitante, mantenendo al centro la persona e le sue potenzialità.
- Confondere inclusione con moltiplicazione di sigle e categorie? L’inclusione vera non nasce dall’etichetta, ma dalla qualità del contesto. Approfondisci con noi cosa significa costruire ambienti realmente inclusivi.
Le iscrizioni sono aperte.
Gli iscritti potranno rivedere i video-capitoli senza limiti di tempo.
Per informazioni: info@cppp.it oppure 0523498594 (dalle 9.00 alle 17.00 da lunedì a venerdì).
Verrà rilasciato un attestato di partecipazione.
Il corso è riconosciuto dal MIUR come aggiornamento e formazione per insegnanti per un totale di 4 ore, è possibile iscriversi utilizzando anche la Carta del Docente.
Gli aspetti unici di questo corso
- Guida di Daniele Novara: che sarà presente nelle video-lezioni per fornirti tutta la sua professionalità ed esperienza
- Utilizzo del Metodo Maieutico: per affrontare le difficoltà educative quotidiane con maggiore sicurezza e competenza.
- Approccio esperienziale e trasformativo: non teoria da manuale, ma strumenti concreti da applicare nella vita reale.
- Riconoscimenti ufficiali: il corso è riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione, può essere utilizzata Carta del Docente e a fine corsovene rilasciato un attestato comprendente le ore di frequenza.
- Esperienza professionale e consolidata: basata su oltre 35 anni di ricerca e pratica.
- Strumenti concreti: per affrontare la quotidianità educativa con maggiore efficacia.
- Visone educativa e non medicalizzante: per compiere scelte formative e professionali più consapevoli e coerenti con i reali bisogni evolutivi.
Chi sono Daniele Novara e Marta Versiglia

Daniele Novara è un pedagogista, autore, counselor e formatore.
Ha fondato il CPP di cui è tuttora direttore. Ha elaborato dispositivi, tecniche, metodi e concetti innovativi nati dalla pratica quotidiana del lavoro pedagogico, dell’apprendimento e della gestione dei conflitti e che formano il Metodo Daniele Novara.
Ha introdotto in Italia il Parent Counseling, una pratica innovativa che risponde alle necessità contingenti e concrete dei genitori e che costituisce un aiuto competente per l’educazione dei figli.

Marta Versiglia è pedagogista, autrice, counselor maieutca e formatrice CPP.
Da anni segue la ricerca e l’applicazione del metodo Litigare Bene e la formazione sul territorio.
Fa parte del Comitato di redazione della rivista Conflitti e cura la rubrica “Tra le pieghe delle biografie.
Destinatari
Il corso è rivolto a insegnanti di ogni ordine e grado, dirigenti scolastici, educatori e professionisti dell’ambito formativo che si confrontano quotidianamente con difficoltà di apprendimento, comportamentali o relazionali.
È pensato per chi sente la necessità di recuperare una posizione pedagogica chiara dentro l’attuale scenario di crescente medicalizzazione, senza negare i bisogni reali ma evitando semplificazioni riduttive.
Struttura
Il corso è formato da 18 video-capitoli per un totale di 240 minuti.
Indice:
- Cosa intendiamo per salute in ambito educativo
- Cosa sta succedendo? Vediamolo con l’esempio di Roberto
- Ogni generazione ha le sue paturnie
- Oggi i conti non tornano
- L’equivoco degli screening
- Video testimonianza di due genitori
- Le malattie dell’educazione
- Superquizzone
- Intervento di Michele Zappella dal Convegno “Curare con l’educazione”
- La fragilità dei genitori
- I falsi miti pseudo educativi
- Meglio il genitore organizzato
- Indicazioni pratiche per sostenere i genitori nell’educazione dei figli
- Banco di lavoro. Pensa ad un bambino problematico…
- Video testimonianze. “Federica la figlia sbagliata” e “Luca che andava indietro”
- Check up educativo
- Esempi di programmi educativi
- “Nonna nonna, ma quel signore e Pinocchio”

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Domande Frequenti
Si parla di deriva medicalizzante quando difficoltà educative, comportamentali o di apprendimento vengono interpretate in modo prevalente come disturbi clinici.
Non si tratta di negare l’esistenza dei disturbi, ma di osservare come, in molti casi, la lettura sanitaria preceda o sostituisca quella pedagogica.
Questo spostamento cambia il modo di guardare al bambino: da soggetto in evoluzione dentro un contesto, a portatore di una problematica individuale da certificare.
Quando la certificazione diventa la risposta prevalente, si rischia di indebolire la responsabilità pedagogica della scuola.
Inoltre, un eccesso di etichette può cristallizzare l’identità del bambino, facendogli interiorizzare l’idea di essere “quello con il problema”.
La certificazione dovrebbe intervenire dove necessario, ma non sostituire il lavoro educativo quotidiano.
L’intervento clinico riguarda diagnosi e trattamenti specifici di disturbi.
L’intervento pedagogico lavora sui contesti, sulle relazioni, sull’organizzazione dell’apprendimento, sulle dinamiche di gruppo e sulle strategie didattiche.
Molte difficoltà possono trovare miglioramento significativo attraverso modifiche educative mirate, senza richiedere necessariamente un percorso sanitario.
L’inclusione autentica nasce dalla qualità del contesto educativo: dalla flessibilità didattica, dalla gestione dei conflitti, dalla cooperazione tra pari, dalla capacità dell’adulto di modulare le richieste.
Una certificazione può attivare strumenti e tutele, ma non garantisce di per sé un ambiente inclusivo. L’inclusione è prima di tutto una pratica educativa.


