Donne nello sport. Parità nelle differenze di genere

Donne nello sport: qual è la situazione in Italia e cosa poter fare per incentivare la partecipazione di genere
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La situazione in Italia delle donne nello sport

Da sempre mi occupo dell’incremento della presenza delle donne nello sport. L’ho fatto da ex atleta agonista e da insegnante e lo faccio tuttora, da sportiva attiva e da pedagogista in ambito giovanile. Vorrei che sempre più donne provassero l’emozione, la bellezza, la soddisfazione, la gioia che regala l’attività sportiva.

La situazione delle donne nello spot in Italia

I numeri e le statistiche confermano la poca affezione degli italiani verso l’attività sportiva praticata attivamente. In particolare evidenziano che le differenze di genere, culturali, geografiche, il ceto sociale, la scolarizzazione e la situazione economica incidono ancora molto sulle uguaglianze di opportunità nel praticare l’attività fisica, motoria e soprattutto sportiva.

La raccolta dati dell’annuario statistico ISTAT 2025 Cultura e tempo libero conferma le differenze di genere e di età storicamente presenti in Italia: gli uomini sono più attivi delle donne, dato che il 33,1% di loro pratica sport con continuità rispetto al 24,2% delle donne che sono decisamente più sedentarie (poco meno di 4 su 10 dichiarano di non svolgere alcuna attività fisica). Le donne nello sport sono oggi una minoranza, specialmente in ambito agonistico e dirigenziale e la parità dei diritti è ancora lontana.

Gli ostacoli che le donne devono ancora superare

Sebbene siano passati più di cinquanta anni dalle lotte per l’emancipazione femminile, le discriminazioni di genere resistono, anche per quanto riguarda le donne nello sport, e nel senso comune questo viene visto come qualcosa di normale. Esistono ancora tanti ostacoli che le donne devono superare e che le costringono a ricominciare faticosamente sempre da capo per farsi riconoscere i diritti, il proprio valore e la propria passione in ogni ambito: lavorativo, culturale, politico,scientifico e sportivo.

Siamo in ritardo a tutti i livelli. Le donne hanno abitato poco questi campi per vari motivi. Solo per citarne alcuni in ambito sportivo: la mancata legittimazione della propria passione (che le donne raramente si concedono); l’educazione sessista perpetrata in famiglia, a scuola, negli ambienti sportivi; i sensi di colpa nel sottrarre tempo alla famiglia e ai figli quando si dedicano a sé stesse; i diversi riconoscimenti e i premi molte volte ancora ridotti, in ambito agonistico; la poca visibilità mediatica delle donne nello sport; la scarsa presenza ai vertici delle Federazioni sportive e del CONI (luoghi decisionali); la rarissima opportunità di trasformare l’impegno sportivo in professione (solo le pochissime calciatrici di serie A sono professioniste). L’elenco potrebbe proseguire.


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Donne nello sport: proposte concrete di cambiamento

Bando alle lamentazioni, va detto che esistono buone pratiche, significative testimonianze, riflessioni utili e molteplici documenti (come la Carta etica dello sport femminile, promossa dalle Associazioni Assist e Soroptimist per lo sport femminile, che circa 180 comuni italiani hanno sottoscritto), il cui scopo è quello di favorire
il diffondersi di una cultura che accolga le donne nello sport, antidiscriminatoria, che garantisca pari opportunità e un ambiente sportivo inclusivo.

  • Aiutare gli adulti a educare

Per cambiare la situazione è prioritario agire sull’educazione dei bambini e delle bambine, attraverso la formazione degli adulti più significativi, innanzitutto i genitori, gli insegnanti e gli allenatori, dai quali i giovanissimi traggono modelli d’azione. Le esperienze vissute in tenera età e le scelte che si compiono nell’adolescenza spesso condizionano buona parte della vita. Ancora troppo spesso si avviano i maschi al calcio e le femmine alla pallavolo o alla danza, senza tener conto dei condizionamenti culturali e sociali che influenzano le proposte. Sarebbe meglio invece lasciarli giocare liberamente e autonomamente, senza costringerli a praticare attività preconfezionate, che tolgono il gusto dell’avventura e il piacere di farcela da soli.

Per sostenere l’aumento di donne nello sport, le più autorevoli figure educative potrebbero proporre a maschi e femmine lo stesso tipo di giochi motori, tradizionali e/o moderni e le più svariate attività a contatto con la natura, concedendo la giusta autonomia in base all’età, alle caratteristiche individuali e alle personali propensioni, indipendentemente dal genere di appartenenza. Gli adulti devono essere pronti ad assecondare, con una visione aperta, il vero interesse sportivo dei ragazzi e delle ragazze, a prescindere dalla tradizionale tipizzazione di genere delle diverse specialità sportive.

  • Ridefinire e applicare il concetto di sport inclusivo

Per rendere lo sport accessibile a tutti e a tutte occorre partire dalla ridefinizione e dall’applicazione del concetto di sport inclusivo, attraverso la proposta di quattro modelli: salutistico-preventivo, ricreativo, socializzante e agonistico. Oggi il più seguito, pubblicizzato, sponsorizzato, ambito e adattato persino ai più piccoli è quello agonistico (che per sua natura è esclusivo), gli altri tre sono poco sostenuti. A mio avviso è limitante pensare a una sola forma di sport che accontenti tutti. L’offerta dei quattro modelli differenziati lascia libera scelta e favorisce lo sport per tutti/e.

Tale definizione, se recepita e diffusa a livello politico, educativo, sociale e culturale potrebbe offrire una pratica sportiva ampia, affrancata dai condizionamenti, da connotazioni maschiliste, selettive, commerciali e aggressive, che non promuovono di certo l’autentica espressione personale, lasciando libere le persone di scegliere la forma sportiva più congeniale alla propria indole, ai propri gusti, alla tappa di vita che si sta vivendo, alle proprie aspirazioni.

  • Applicare in ogni ambito i criteri dello sport educativo

Quando lo sport può diventare un valido strumento educativo, preventivo, salutare, socializzante, democratico, inclusivo? Innanzitutto, quando è considerato un mezzo e non un fine. I possibili criteri, affinché l’offerta sportiva sia utile alla pluralità degli individui, sono quelli che contemplano lo sviluppo dell’area cognitiva, emotiva, socio relazionale, etica della personalità e che indirizzano a corretti stili di vita (per tutto l’arco dell’esistenza).

  • Impiegare metodologie di insegnamento individualizzate

Sia a scuola, sia nelle società sportive gli insegnanti e gli allenatori hanno ormai a disposizione metodologie di insegnamento che possono valorizzare le differenze anziché mortificarle. Non si tratta solo di genere, bensì di livelli di abilità, di gusti, di aspettative, di attitudini, di diversi periodi di vita. Solo per fare qualche esempio: utilizzare l’insegnamento individualizzato, alternato a quello uguale per tutti; e ancora l’insegnamento in coeducazione (maschi e femmine insieme), alternato a quello differenziato per genere (le femmine con le femmine e i maschi con i maschi); l’educazione fra pari; il tutoring; l’insegnamento partecipativo e non prescrittivo, ecc.

  • Conoscere le storie di donne nello sport

Le testimonianze di donne nello sport, non solo di alto livello, ma anche di mamme e lavoratrici che ce la fanno a conciliare sport e vita quotidiana, possono servire a trovare ispirazione. Conoscere le loro storie di impegno sportivo e spesso anche civile, il sostegno e la distribuzione dei carichi familiari con i propri compagni, può essere da stimolo a perseguire un obiettivo personale e la propria passione, al di là di rigide gabbie di genere.

  • Occorrono aiuti concreti e sostegni alle famiglie

La società moderna, libera da condizionamenti, deve considerare la cura dei figli un compito sia delle donne sia degli uomini e prevedere normative, strumenti e risorse che aiutino i genitori ad avere più tempo flessibile per dedicarsi loro stessi alle attività sportive.

Lo sport può diventare un luogo aperto, di libera scelta e slegato dai pregiudizi solo se tutti gli adulti educatori operano in modo coerente, finalizzando la sua pratica alla formazione personale orientata al benessere psicofisico per tutto l’arco della vita.

27 maggio 2026
Testo tratto dall’articolo “Donne nello sport. Parità nelle differenze di genere” a firma Lucia Castelli e pubblicato silla nostra rivista “Conflitti“.

La situazione in Italia delle donne nello sport

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