Violenza tra giovani: tra energia giovanile e capacità di educare.

Gli episodi di violenza tra giovani sono in aumento o semplicemente la stampa ne parla di più? Raffaele Mantegazza propone una risposta.
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Immagine che ritrae una manifestazione che è diversa dalla violenza tra giovani

Nella curva è racchiusa una forza ancor maggiore che, pur essendo meno aggressiva, cela in sé una maggiore resistenza. Nell’angolo c’è qualcosa di sconsideratamente giovanile, nella curva un’energia matura, giustamente cosciente di se stessa.

Vasilij Kandinsky

Per parlare di violenza tra giovani, serve farsi delle domande.

Gli episodi di violenza tra giovani sono in aumento o semplicemente la stampa ne parla di più? Siamo di fronte a una recrudescenza dell’aggressività dei ragazzi oppure a un’attenzione adulta in qualche caso forse addirittura strumentale? Le nostre scuole sono una succursale del Bronx o semplicemente una istituzione della quale si parla solamente quanto vi si verificano fatti violenti?

È difficile rispondere in modo netto a questa domanda perché entrambe le ipotesi rispetto alla violenza tra giovani possono avere una qualche credibilità. Il clima di violenza nel quale è immersa la nostra società (dal livello internazionale alle relazioni interpersonali) ha indubbiamente gravi ripercussioni sul mondo giovanile e adolescenziale; ma è anche vero che la narrazione falsa di una gioventù tutta violenta o perlomeno disimpegnata e insensibile si nutre del sensazionalismo di fatti di cronaca indiscutibilmente gravi ma spesso presentati quasi come fossero la normalità.

Poi basta andare a sfogliare un qualsiasi quotidiano relativo ai cosiddetti anni di piombo per vedere come anche allora la violenza urbana (spesso perpetrata da giovani su altri giovani e giovanissimi) era all’ordine del giorno, coperta in qualche modo dalle ragioni politiche come lo è stata negli anni più vicini a noi dal tifo calcistico, dall’uso di sostanze, dal diffondersi di determinate mode tra i giovani.

Meglio l’energia che l’apatia.

Piuttosto che continuare a chiederci se la violenza tra giovani sia un fenomeno nuovo o antico, potremmo pensare che in questa violenza emerge un’energia di fondo che i giovani hanno e hanno sempre avuto, che necessitano strutturalmente di esprimere, e a come questa forza profonda purtroppo trovi molto spesso l’unica possibilità di manifestarsi attraverso il gesto violento.

La soluzione ovviamente non consiste nello spegnere la loro energia, perché anzi, al contrario, ogni tentativo in questo senso porterebbe sicuramente a un’ulteriore esplosione di violenza irrazionale. Né possiamo pensare a una soluzione basata sul controllo capillare dei comportamenti dei ragazzi, a meno di non credere veramente alla boutade comica dei metal detector nelle scuole.

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L’angolo e il cerchio

Nella frase di Kandinsky che abbiamo riportato in apertura di questo articolo si mostra come la giovanile forza e sconsideratezza dell’angolo si può trasformare in una forza matura e buona che è quella della curva. Aggiungiamo però che tutto ciò deve avere i propri tempi: permettere al ragazzo di maturare capendo che la nonviolenza non nega l’energia e la forza, ma le direziona verso qualcosa di utile e di buono.

Tutto ciò non accade in un giorno, ma attraverso un lento e costante tirocinio che porti i giovani a vedere come la loro energia, anche in senso distruttivo – basti pensare all’arte contemporanea -, non viene negata né giudicata, ma appunto aiutata a crescere.

Il fatto però che sicuramente sgomenta nella violenza tra giovani è il suo assomigliare a quella violenza inutile della quale parla Primo Levi, una violenza che non ha altro scopo che sé stessa, che si nutre dell’umiliazione e della mortificazione della vittima senza avere nessun altro vantaggio materiale, e che costituisce a nostro parere una delle chiavi di lettura del bullismo.

Violenza tra giovani oppure violenza tra adulti?

E qui sorge la domanda che ci pare sia evitata nel dibattito sul tema: questa violenza inutile i ragazzi la agiscono o la subiscono? Siamo certi che non ne siano le prime vittime e che si limitino a replicarla? Non c’è un innamoramento della mortificazione dell’altro in certe pratiche punitive che ancora oggi si ripresentano nelle famiglie e, purtroppo, anche nelle scuole?

Insomma, se i ragazzi sono sottoposti continuamente alle punture da parte degli angoli acuminati del giudizio, del non ascolto, dell’umiliazione, come possiamo pensare che possano trasformare magicamente in curva buona la forza e l’energia della loro gioventù?

27 ottobre 2026
Testo tratto dall’articolo “Energia giovanile e capacità di educare” di Raffaele Mantegazza uscito sulla nostra rivista “Conflitti“

Immagine che ritrae una manifestazione che è diversa dalla violenza tra giovani

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