Scuola senza voti: come cambierebbe davvero la società

La scuola senza voti è uno dei temi più discussi nel dibattito educativo: immaginiamo come potrebbe trasformare l’apprendimento e l’intera società.
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La scuola senza voti è uno dei temi più discussi nel dibattito educativo: in questo articolo immaginiamo come potrebbe trasformare non solo l’apprendimento, ma l’intera società.

La scuola senza voti è uno dei temi più discussi nel dibattito educativo: in questo articolo immaginiamo come potrebbe trasformare non solo l’apprendimento, ma l’intera società.

Una scuola senza giudizio: il cuore della scuola senza voti

Immaginate una scuola nella quale i ragazzi sono felici: spazi accoglienti, momenti di ascolto reciproco, gioia dello stare insieme, difficoltà affrontate con solidarietà, collaborazione e senza giudizi. Avrete allora una società nella quale nessuno viene giudicato per ciò che è o che non è, una società nella quale il dovere è lieve, il lavoro non è una condanna, l’opera umana non impoverisce le masse per arricchire pochi singoli.

Immaginate una scuola nella quale non esiste il ricatto del voto, la scuola senza voti, la valutazione dei lavori dei ragazzi è compiuta insieme, con la supervisione del docente e la collaborazione degli studenti, senza forzare i tempi, capendo che ogni persona ha i suoi ritmi che devono essere rispettati.

Avrete una società nella quale non si viene valutati per ogni azione, per ogni respiro, per ogni pensiero, non si viene esclusi se si hanno modi di essere e di lavorare diversi dalla presunta «media», il proprio contributo al vivere civile non viene calcolato in base a complessi algoritmi ma «da ciascuno a seconda della sue possibilità, a ciascuno a seconda dei suoi bisogni».

Educare senza punire: la scuola senza voti come modello relazionale

Immaginate una scuola senza note, sgridate, punizioni, umiliazioni pubbliche dei ragazzi che fisiologicamente si ribellano o provano a saggiare l’autorevolezza dell’adulto, senza adulti che perdono la pazienza ogni cinque minuti, senza ragazzi cacciati dall’aula per avere chiacchierato, in una scuola senza voti.

Avrete una società senza giustizialismo ma con la vera giustizia, senza livore punitivo verso chi sbaglia, nella quale le regole devono essere rispettate perché in questo modo tutti possono essere felici e non per paura delle punizioni e nella quale non esiste lo stigma per chi ha sbagliato.

Immaginate una scuola nella quale i ragazzi vengono tutti i giorni ascoltati da adulti competenti che capiscono che nessun essere umano può imparare nulla se ciò che impara non trova accoglienza in una relazione significativa, calda, aperta e oblativa.

Avrete una società senza specialisti che devono occuparsi delle ansie e delle angosce dei ragazzi e delle ragazze, magari attraverso la «misurazione» di qualche strano indice psicologico e la catalogazione dei ragazzi e dei bambini attraverso sempre più complessi acronimi, come se il problema fosse prima di tutto del bambino e non della relazione, come avviene in una scuola senza voti.


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Apprendere insieme: la scuola senza voti tra creatività e tempi umani

Immaginate una scuola nella quale non esistono compiti ripetitivi, ma tutto il lavoro di apprendimento si svolge a scuola, in classe, insieme, lasciando al limite un po’ di tempo a casa per la vera riflessione personale, per cercare e portare in classe contributi originali e inediti, proprio come in una scuola senza voti.

Avrete una società nella quale viene esaltata la creatività, la genialità che non è propria solo dell’eccellenza o dell’iperdotazione (una delle ultime parole horror della scuola) ma di chiunque abbia voglia di pensare, da solo o insieme ad altri, a lavorare, a giocare e ad amare.

Immaginate una scuola senza debiti ma con il vero rispetto dei tempi dei ragazzi, per cui chi a giugno non è ancora pronto in una disciplina non viene umiliato da una parola orrenda ma semplicemente usufruisce dei tempi supplementari estivi per potersi preparare come un atleta che ha bisogno di qualche esercizio per potenziarsi.

Avrete una società senza sensi di colpa per chi ha commesso un errore, il che non significa non sottolineare quest’ultimo ma capire che tutti gli esseri umani hanno momenti nella vita nei quali sbagliano e hanno l’opportunità di correggere i propri errori senza «restare indietro».

Democrazia e cultura: la scuola senza voti come base della società

Immaginate una scuola nelle quali le Olimpiadi della matematica, i Tornei di filosofia, le gare nazionali e internazionali di Debate siano sostituite dalla pura bellezza del calcolo, della metafisica e del discutere insieme, senza graduatorie, senza classifiche, senza dover per forza «essere migliori» di qualcun altro, secondo la logica della scuola senza voti.

Avrete una società nella quale si recupera il senso della gratuità della cultura, dell’arte e del dialogo e forse i vari X Factor, Master Chef e Ballando con le stelle avrebbero come protagonisti solo cantanti, cuochi e ballerini senza presuntuosi e bizzarri «giudici».

Immaginate una scuola che fa della democrazia il suo meccanismo interno fondamentale.
Avrete una società nella quale i cittadini partecipano alla democrazia e sono pronti a lottare per essa contro tutte le tentazioni autoritarie.

Ora guardate con attenzione le caratteristiche della società italiana attuale.
Credete ancora nella riforma della scuola?

16 aprile 2026
Articolo tratto dal testo “Per una scuola senza il ricatto del voto” pubblicato sull’ultimo numero di “Conflitti” a firma di Raffaele Mantegazza.

La scuola senza voti è uno dei temi più discussi nel dibattito educativo: in questo articolo immaginiamo come potrebbe trasformare non solo l’apprendimento, ma l’intera società.

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