Dopo venticinque anni di insegnamento, che comprendono anche l’incarico di coordinatrice nella scuola dell’infanzia, ho deciso di sperimentare la mia metodologia maieutica, e il laboratorio maieutico, in una classe prima della scuola primaria. Desideravo uscire dalla mia zona di comfort per mettermi alla prova e soprattutto volevo farlo in un grado di scuola diverso e con bambini che non conoscevo.
Ho svolto il laboratorio maieutico presso la scuola primaria Ad Artem di Seregno (MB). Le maestre mi hanno chiesto di tenere una lezione di geografia. Il tema era il riconoscimento dei punti di vista: sopra, sotto, davanti, dietro, di fronte, di lato. Ho accolto con piacere la proposta in continuità con la programmazione annuale, per sperimentare il Metodo Maieutico di Daniele Novara nella didattica quotidiana all’interno del laboratorio maieutico.
Come parte un laboratorio maieutico
Per avviare il laboratorio maieutico ho organizzato la situazione stimolo con i bambini seduti in cerchio attorno a fotografie scattate da diverse angolazioni. Avevo selezionato immagini accattivanti per stimolare la loro curiosità: una barca fotografata da varie prospettive, una giraffa in pose buffe e un albero visto da sopra e da sotto. I bambini hanno iniziato spontaneamente a fare osservazioni e domande: «Questa barca è stata fotografata dall’alto!», «Come hanno fatto a fare la foto da sotto?».
Ho poi mostrato foto di case, palazzi e città viste dall’alto: un bambino ha riconosciuto Parigi grazie alla Torre Eiffel, altri hanno raccontato esperienze di volo. Infine, i protagonisti sono stati un aereo, le nuvole e un uragano: i bambini erano un’esplosione di idee e racconti. Alcuni ipotizzavano come fossero state scattate le foto, altri condividevano esperienze personali. Impossibile per me raccoglierle tutte!!!
Un bambino ha osservato che le nuvole sembravano panna; un altro ha risposto che sembravano cavolfiori. A quel punto, ho lanciato una provocazione: «E se fossero davvero cavolfiori?», accendendo un gioco linguistico sulle «nuvol-cavolpanna», condiviso da tutti con entusiasmo.
La raccolta delle domande
Dopo circa venti minuti, ho chiesto ai bambini di scegliere le loro immagini preferite da «studiare». Ognuno ha selezionato la propria, molti più di una, qualcuno voleva addirittura portarle a casa. Segno che l’esperienza aveva suscitato emozioni positive creando apprendimento.
In tutto questo entusiasmo, ho notato che una bimba non aveva scelto. Quando le ho chiesto perché, ha risposto che non voleva. Ho rispettato la sua decisione, ma osservandola ho visto che fissava una delle foto della giraffa che una compagna aveva già scelto. Abbiamo trovato una soluzione: una fotocopia in bianco e nero. Era felicissima, finalmente anche lei aveva la sua immagine preferita.
Ho poi chiesto a ciascun bambino di spiegare perché avesse scelto una determinata immagine. Volendo valorizzare la bimba che si era trovata in difficoltà, le ho proposto di fare la giornalista. Ne è stata lusingata. Il gioco è iniziato spontaneamente ed è terminato solo quando tutti i bambini sono stati chiamati. Erano entusiasti e motivati: con il laboratorio maieutico tutti avevano interiorizzato le varie prospettive in modo naturale.
La prima parte del laboratorio maieutico si è conclusa con una sintesi alla lavagna: abbiamo elencato insieme i sei punti di vista e ogni bambino ha scritto sul proprio foglio quello corrispondente alla foto scelta. Questo momento mi ha permesso di verificare che l’obiettivo fosse raggiunto: tutti avevano compreso e consolidato il concetto, alcuni andando oltre con osservazioni personali.

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Lavorare in gruppo nel laboratorio maieutico
Le domande dei bambini sono state numerose e spontanee, rendendo difficile sceglierne una che fosse generativa. Quelle più significative vertevano su tre questioni principali:
- la realizzazione delle foto: «Come si fa a fotografare un vortice? «Come si fa a fotografare un aereo in volo di lato?», «Come si fa a fotografare le nuvole da sopra?»;
- la distinzione tra le varie angolazioni di un soggetto che non ha un davanti e un di dietro: «Come si può capire qual è il lato posteriore di un albero?»;
- l’autenticità delle foto: «Questo uragano magari è finto».
Si tratta di domande senza una risposta unica, capaci di aprire un laboratorio maieutico di ricerca e riflessione collettiva.
Dopo l’intervallo, ho proposto un’attività manuale per consolidare i concetti attraverso la pratica. I bambini hanno terribilmente bisognosi di fare, di muoversi, di attivarsi concretamente. Attraverso le mani sviluppano conoscenze, analizzano e interiorizzano i concetti.
Sapendo di dover lavorare con il laboratorio maieutico, avevo portato materiale destrutturato – tappi, rotoli, bottoni, conchiglie, pigne – che ho messo a loro disposizione chiedendo di costruire una scultura da osservare e disegnare da due punti di vista. Tutti si sono messi al lavoro con entusiasmo, mostrando grande concentrazione e collaborazione. Sono stati molto bravi nel capire che le sculture non dovevano essere troppo complesse e hanno anche cercato elementi caratterizzanti (colori, forme etc…). Molti ragionavano già sul punto di vista mentre costruivano.
Durante le ore trascorse insieme ho seguito con attenzione i bisogni che man mano emergevano, adattando la proposta e valorizzando la curiosità dei bambini, che hanno trasformato l’attività in una vera ricerca creativa. Io stessa ho potuto fare esperienze e scoperte diverse da quelle che mi ero prefissata
Le riflessioni finali sul laboratorio maieutico
La scuola Ad Artem adotta un approccio esperienziale che rispetta tempi e bisogni dei bambini, valutandoli sui progressi e non sugli errori. Gli insegnanti curano con attenzione il benessere emotivo e la partecipazione attiva. Gli alunni sono abituati a lavorare, dialogare, chiedere, senza paura di essere giudicati. Questo clima positivo ha favorito la buona riuscita del laboratorio maieutico, permettendo ai bambini di esprimersi liberamente.
L’esperienza ha confermato che i bambini sono naturalmente curiosi, interessati e desiderosi di apprendere. Sta a noi docenti nutrire questa curiosità, orientandola verso la scoperta e la consapevolezza, senza soffocarla con risposte immediate. Il Metodo Maieutico si è dimostrato ancora una volta un potente strumento di crescita, per i bambini e per chi insegna loro.
23 febbraio 2026
Testo tratto dall’articolo “Come si fa a fotografare le nuvole da sopra? Un’esperienza di laboratorio maieutico alla primaria” scritto da Patrizia Corvasce e pubblicato sulla nostra rivista “Conflitti”



